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“Sussidiario illustrato della giovinezza” ripubblicato dai Baustelle

Il nome Baustelle fu scelto dal gruppo formato dai quattro studenti senesi sfogliando un dizionario italo-tedesco e il termine, che significa “cantiere”, esprime bene una certa sensazione di “lavori in corso” del loro primo disco, quel Sussidiario illustrato della giovinezza, quasi un concept album, autoprodotto con la collaborazione di Amerigo Verardi, che ripercorreva e ricostruiva con originalità 40 anni di musica pop. Il Sussidiario, pubblicato nel 2000, metteva insieme la musica elettronica e la new wave, Franco Battiato e i Bluvertigo, la musica leggera italiana, le colonne sonore degli anni ’70 e la chanson d’autore francese, con più di un richiamo ad artisti come Serge Gainsbourg. Il disco ottenne importanti riconoscimenti della critica e apprezzamenti il consenso del pubblico underground che si era avvicinato ai Baustelle, apprezzandone quel gusto per il vintage nei testi e nelle musiche e un certo fascino naïf, esaltato dalle registrazioni di studio lo-fi. Le voci eleganti di Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi si alternano in un susseguirsi di emozioni, echi nostaglici e inflessioni sensuali, come nel brano Noi bambine non abbiamo scelta. Ci sono poi i turbolenti ricordi estivi de Le vacanze dell’ottantatre, le morbide melodie di Io e te nell’appartamento, il gusto malinconico e retrò de Il Musichiere 999, e tutti gli altri memorabili brani di un album insolito e accattivante, che oggi la Warner ripubblica a dieci anni di distanza dalla prima edizione, con un’efficace rimasterizzazione che, pur preservando il suono originale, consentirà di riscoprire le canzoni in una veste nuova. Per informazioni sul nuovo Sussidiario, sul prestigioso Cofanetto Illustrato della Giovinezza e sul prossimo Tour del Sussidiario Linkaland vi consiglia di consultare: warnermusic, baustelle.it, soundsblog e italianembassy.

 
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Pubblicato da su 16 novembre 2010 in Musica

 

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“Boy”, i sogni di un ragazzo e l’estate neozelandese

Waihau Bay, nei suggestivi scenari della costa orientale della Nuova Zelanda. Estate del 1984. Boy è un allegro ragazzino di 11 anni che vive in un piccolo villaggio con la nonna e il frattelino Rocky e che più di ogni altra cosa ama viaggiare con la fantasia. Ci sono due grandi eroi nella sua vita e uno di questi è Michael Jackson, l’idolo del quale riesce perfino ad imitare i passi di danza, in alcune scene deliziose che citano il video di Thriller. L’altro mito di Boy è suo padre Alamein, un eroe distante, impegnato in mirabolanti imprese, come può esserlo soltanto nella fervida immaginazione di un bambino. Quando Alamein, un furfantello, ritorna a casa dal carcere, la presa di coscienza della realtà costituisce per il piccolo Boy uno dei momenti fondamentali della sua formazione e della sua crescita. Boy, il nuovo film del promettente Taika Waititi, è una commedia arricchita da momenti di pura poesia, che riesce a divertire, seppure con una vena malinconica e un sottotesto drammatico. Dopo l’ottima accoglienza al Sundance e il grande successo in patria, Boy ha smesso di volare con la fantasia, ma partendo da quella Nuova Zelanda povera e rurale degli anni ’80 sta lentamente facendo il giro del mondo. ***Linkaland vi consiglia: contactcinema, mymovies, tangatawhenua e artandculturemaven.

 
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Pubblicato da su 11 novembre 2010 in Cinema

 

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I Dead Confederate crescono con “Sugar”

Superata la fase più spiccatamente postgrunge e messi da parte i rimandi ai Nirvana e ai Pearl Jam, i Dead Confederate non rinunciano però a tenere ben salda l’ancora della loro ispirazione musicale nel cuore degli anni Novanta. I cinque ragazzi di Athens, la stessa città della Georgia nella quale si sono formati i R.E.M., hanno forgiato il loro stile durante lunghi tour a supporto di gruppi come i Meat Puppets e i Dinosaur Jr. Le canzoni del loro secondo album, Sugar, sono diventate più brevi e veloci, ma non meno complesse. Anche se la loro ricerca di un’identità non sembra ancora conclusa, i Dead Confedearate (myspace) stupiscono con eleganti incroci sonori, che vanno dal noise al pop melodico, echi degli Smashing Pumpkins e incursioni nel classic rock. La ballata malinconica Run From the Gun, scritta pensando al genocidio dei nativi americani, riesce ad esprimere il suo messaggio pacifista con ruvida dolcezza, grazie anche alla voce ispirata di Hardy Morris. Linkaland suggerisce: indieforbunnies, fensepost, afterthepress e pastemagazine.

 
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Pubblicato da su 9 novembre 2010 in Musica

 

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Monsters, la più realistica delle invasioni aliene

L’idea ambiziosa alla base di Monsters, il primo film da regista dell’esperto di effetti di speciali Gareth Edwards, è quella di rappresentare la più realistica invasione di mostri alieni mai vista sul grande schermo. Un realismo da non ricercare nella plausibilità biologica o nella spettacolarità degli effetti, ma nel tentativo di raccontare eventi ed effetti possibili che seguono un’invasione di forme di vita extraterrestre, discostandosi, anche nei toni narrativi, da molti dei luoghi comuni dei film di fantascienza. L’incidente di una sonda della NASA che tornava da Europa, uno dei satelliti di Giove, con la sensazionale prova della presenza di altre forme di vita nel Sistema Solare, ha causato una dispersione di spore aliene in una larga area dell’America Centrale. Sei anni dopo, in un’ampia zona del Messico infetta e colonizzata da esseri simili a cefalopodi nati da quelle spore, il giornalista fotografo Kaulder tenta di portare al sicuro Sam, la figlia del suo capo, raggiungendo il confine militarizzato degli Stati Uniti. Dovranno stare attenti, perché le misure prese dal governo americano con gli alieni al confine sono estreme e distruttive. Monsters è costato meno di 500.000 dollari, ma l’abilità di Gareth Edwards nel ricreare il set usando scenari reali e integrandovi i suoi sorprendenti effetti speciali, lo fa tranquillamente accostare a film come Cloverfield o District 9. Un film che, a dispetto del nome, ha al suo centro non i mostri alieni, ma i dilemmi morali sull’uso indiscriminato della violenza da parte dell’esercito, che colpisce altri esseri umani nel tentativo di fermare la contaminazione, e soprattutto un tema universale, quello del ritorno a casa. Approfondimenti consigliati: CultureLab, indiehorror.it e horrornews.

 
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Pubblicato da su 7 novembre 2010 in Cinema

 

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Le Luci della Centrale Elettrica – Per ora noi la chiameremo felicità

Vasco Brondi ha rilasciato il video del primo singolo Cara Catastrofe tratto dal nuovo album Per ora noi la chiameremo felicità,(rollingstone) il “nuovo sporco lavoro” di Le Luci della Centrale Elettrica, nome non di un gruppo ma del progetto musicale del cantautore ferrarese. Il disco uscirà il prossimo 9 novembre, a due anni di distanza dal precedente Canzoni da spiaggia deturpata (ondarock). Se un piccolo limite è riscontrabile nell’eccessiva somiglianza con i lavori precedenti, la musica e soprattutto i testi di Vasco Brondi dimostrano carattere e potenziale. Riusciranno le luci della centrale elettrica a insinuarsi tra le ombre della sua poetica oscura? Vi suggeriamo di consultare anche: tatami, impattosonoro, musicwebitalia, indie-eye e la nostra sezione musica.

 
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Pubblicato da su 22 ottobre 2010 in Musica

 

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Con Four Lions si ride anche della jihad

Four Lions, il film sceneggiato e diretto da Christopher Morris (imdb), autore e protagonista della serie satirica Brass Eye andata in onda su Channel 4, ha praticamente introdotto un nuovo genere cinematografico di cui già si discute (secondavisione): la commedia terroristica. I protagonisti sono 4 ragazzi londinesi di origine pakistana il cui sogno è quello di diventare terroristi, ma naturalmente combineranno un sacco di guaio. L’uscita dell’irriverente pellicola, che ha il coraggio di prendere in giro il fondamentalismo islamico, è prevista per il 5 novembre ed il trailer ufficiale è finalmente disponibile (firstshowing.net).

 
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Pubblicato da su 15 ottobre 2010 in Cinema

 

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Andrew Bird all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Il prossimo 19 ottobre, nell’ambito della rassegna “la voce” arriverà all’Auditorium Parco dell Musica di Roma (leggi) il musicista indie rock Andrew Bird (official site), reduce dall’originale esperienza del Sonic Arboretum realizzata con la collaborazione di Ian Schneller al Guggenheim (link) di New York (articoli di acoltomusica.it e specimenproducts.com). L’ultimo album di Andrew Bird, Noble Beast (recensione di ondarock) ha segnato un ritorno al suono folk dei suoi primi lavori, ma anche in questo caso il geniale polistrumentista di Chicago non ha rinunciato alle sue eclettiche sperimentazioni.

 
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Pubblicato da su 14 ottobre 2010 in Cultura, Musica

 

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